Martedì 21 Marzo: Fragranze bibliotecarie
Sveglia alle 8.00, biblioteca alle 10.30: regolare. Juridicum m’ha rotto
il c... quindi questa mattina studio a quella di scienze sociali. L’aula
di studio praticamente è un corridoio largo circa 4-5 metri con tavoli
da due, uno in fila all’altro, sul lato sinstro e finestre sul lato destro.
Quando arrivo tutti i posti sono occupati, tranne una sedia al tavolo rotondo
in fondo al corridoio, al quale sta già seduto un ragazzo.
Il primo paragrafo potrebbe venir apostrofato con un bel “chissene frega”,
ma serve come introduzione al tema odierno: l’educazione!
Dopo un buon cinque minuti passati a tirar fuori libro, fogli, bottiglia d’acqua,
cicche, matita, gomma, evidenziatore, regolare il volume e scegliere la playlist
dell’Ipod ed appoggiare il cellulare sul berretto per non far troppo casino
quando vibra, posso cominciare a studiare. Io stesso odio quelli che ci mettono
così tanto a prepararsi, ma chiaramente per me la regola non vale. Un
altro “chissene frega”!
Neanche il tempo di aprire il libro e il mio naso viene invaso da una nuvola
tossica (c’è gente che ne ha visto il colore), al 99% proveniente
dalla valvola di scarico del mio compagno di banco, essendo l’unica creatura
in grado di produrre fragranze (tipiche di una persona che alle 10.30 di mattina
non è ancora andata in bagno) nel raggio di 3 metri da me. È vero
che prima di puntare il dito (e saprei anche dove andrebbe messo quel dito)
bisogna essere certi delle proprie accuse, ma dubito che la ragazza a 4 metri
da me abbia potuto creare qualcosa del genere e farla arrivare fino a me in
assenza di vento... Vabbè, una scoreggina, e che sarà mai? Ok,
perdonato, può succedere... Ma porcu diez non me ne puoi fare un’altra
mezz’ora dopo! Per di più la prima era ad effetto ristagnante,
quindi si era appena dissoluta – probabilmente depositata, vista la densità
– e stavo cominciando a riprendere i sensi. Questa è un po’
meno aromatica e, dopo circa 10 minuti, ritrovo la concentrazione e riesco a
studiare in modo produttivo.
Avendo le cuffie non sento proprio tutti i rumori, ma, alle 11.24 – cominciando
ormai a diventare paranoico – uno scricchiolio di sedia (ma la sedia non
si è mossa) risveglia le mie paure. Per fortuna la pace olfattiva continua
a regnare ...fino alle 11.29, orario al quale la prima micropuzzola solletica
la mia narice destra (per la precedenza). Ora, ipotizzando che quello scricchiolio
di sedia, “di sedia” proprio non era, e stimando le misure topografiche
del macrocosmo all’interno del quale si è appena consumata la tragedia,
possiamo fare il seguente rapido calcolino:
- la distanza tra me e il deretano del majale in linea d’aria (anche
se di aria ne è rimasta veramente poca) è di circa 1.5 metri;
- il tempo di percorso della nuvola è stato di circa 5 minuti (tra le
11.24 e le 11.29) = 300 secondi;
- la propagazione semi-isotropica (uguale potenza su mezza sfera) della nuvola
è stata ostacolata da circa 1 mq (metro quadrato) di tavolo, che ha allungato
il tragitto di circa 0.7 metri;
- velocità = percorso totale / tempo totale = (1.5 + 0.7) metri / 300
secondi = 0.0073 m/s = 0.0263 km/h
Considerando che una lumaca può raggiungere una velocità di 0.05
km/h (fonte: it.wikipedia.org),
praticamente il doppio della velocità della nuvola tossica, e che la
compressione di uno sfintere è controllata da un muscolo senz’altro
più potente di quelli che muovono il mollusco gasteropode, possiamo giungere
ad una conclusione e porci una domanda: il majale alla mia destra ha lasciato
partire un missile sedia-aria dal quale persino una lumaca partita allo stesso
tempo sarebbe riuscita a scappare; ma che cazzo di densità aveva la massa
di gas?! Ai postumi l’ardua sentenza, al mio naso l’arduo compito
di filtrare l’aria!