Giovedì 23 Marzo: Stereotipi bibliotecari
Premessa: l’avete letto “Bar Sport” di Stefano Benni? Per
chi non l’avesse fatto, trattasi di un libro che parla dei vari stereotipi,
miti, personaggi che caratterizzano il classico Bar Sport, quello dove fanno
vedere le partite di calcio, dove i vecchi si radunano per giocare a carte,
dove il solitario va solo per guardare il culo alla cameriera figa, dove gli
habitués vanno al mattino per prendere il caffè, dove la brioche
esposta – la famosa Luisona – è sempre la stessa da settimane,
con ancora il cartellino del prezzo conficcato a mo’ di bandiera, ma soprattutto
dove si parla solo, soltanto, ed esclusivamente di sport!
Ultimamente ho studiato parecchio (una settimana e mezzo circa) e, tra un momento
di studio intenso, uno di fase REM e uno di presenza inutile a caccia di passatempi
infantili, mi sono accorto che anche la biblioteca è un luogo potenzialmente
caratterizzabile dai suoi stereotipi, miti, personaggi tipici. Chiaramente quella
svedese conserva le sue peculiarità (la percentuale di figa per esempio),
ma si possono comunque ritrovare caratteristiche valide a livello internazionale.
Modello: il caso odierno costituisce un ottimo esempio, visto che gli stereotipi
sembrano magicamente riuniti, come se un’entità li avesse chiamati
all’appello per farmi scrivere questa pagina del diario.
Entro nell’aula di studio della biblioteca di scienze politiche verso
le 17.30 (al mattino son stato a Juridicum, ma niente da segnalare) e mi siedo
all’inizio del corridoio: vista panoramica. Generalmente evito questa
posizione, visto che è fonte non indifferente di distrazioni, essendo
un punto in cui la gente passa ogni minuto. Purtroppo oggi è l’unico
posto disponibile.
La mia attenzione viene immediatamente catturata dal primo stereotipo: il Mignottone!
Nini, vabbè che oggi c’è il sole, ma porcu diez ci sono
dieci gradi e la minigonna a quadrettoni da scolaretta non mi sembra il vestito
più appropriato. Truccata come un motorino, credendosi a una sfilata
di Fashion TV, fa le vasche dal banco all’entrata dell’aula di studio
quattro volte in cinque minuti: due a cagnolino, una a rana panoramica (quella
per non bagnare i capelli) e una a dorso (con testa fuori, sempre per non bagnare
i capelli), ma niente delfino: troppo volgare!
Lavoro comunque concentrato ...fino a quando, circa mezz’ora dopo, accanto
a me viene a sedersi una ragazza. Anche se non l’ho guardata bene penso
dev’essere tutt’altro che filiforme visto che i suoi passi non sembrano
quelli di un gatto. Più che per studiare sembra venuta per fare un pic-nic,
visto che dopo neanche un minuto tira fuori dalla cartella un casco di banane
per strapparne una e mangiarla, riponendo le altre tre in fondo al sacco. Subito
dopo estrae dal cilindro due pacchetti di caramelle e, ocio a non confonderli
con dei morbidoni, due tappi rosa per le orecchie. Attenzione al dettaglio importante:
uno dei due pacchetti contiene caramelle al cassis, quelle ad effetto lassativo
se consumate in eccesso. Giuro che nel giro di neanche dieci minuti se ne è
mangiate cinque o sei. Da li in poi ho contato: una caramella (a volte due di
botto) ogni due minuti esatti, per circa venti minuti! Mi sono detto: “forse
è una terapia?”. Da notare che, durante la successione, è
stata consumata la seconda banana del casco. Alle 19.03 la combo (probabilmente
una fatality per il suo intestino): tre caramelle in meno di un minuto. Signori
e signore: la Mangiona.
Tre minuti prima, puntuale come un orologio, lo sfintere di un ragazzo al centro
della biblioteca segnala le 19.00 in punto, come se avesse voluto ricordare
a tutti che la biblioteca chiude fra tre ore: lo Scorrone, un classico
da queste parti. Ora è chiaro il perchè del cartello di “divieto
di scorreggia” nei treni svedesi!
Seguono tre quarti d’ora di pace, durante i quali riesco a studiare in
modo produttivo, infatti la zoccolona se ne è andata, la tipa affianco
a me ha finito le caramelle e l’orologio umano non batte le mezz’ore.
Vado a mangiarmi un panino e torno poco dopo le 20.00; probabilmente mi sono
appena perso il rintocco delle otto! Attenzione: sul banco della mia vicina
c’è una terza buccia di banana! Ora il casco si sta formando sul
tavolo, perchè di buttare via gli scarti non se ne parla: si fa la raccolta
differenziata!
Cinque minuti dopo entra un ragazzo, il quarto stereotipo, quello valido solo
a livello nazionale: l’Onesto. Valicata la porta d’entrata
attira tutti con un vocione rimbombante e grida (in svedese) “Qualcunoooo
ha perso un IPod rosaaaa?”. In Francia e in Italia avrebbero risposto
“SI” in venti, in Spagna non ce l’hanno ancora, in Svizzera
nessuno va in giro con un IPod solo. In Svezia? Tutti zitti, lo porterà
agli oggetti smarriti.
Dalle 20.05 alle 20.59 non succede niente, studio, ma non sono soddisfatto perchè
il mio personaggio preferito, il Ganasa, qui è merce rara! Sapete
quello che non ha studiato una sega e continua a fare spola da un banco all’altro
per chiedere le soluzioni ai suoi compagni parlando con un tono di voce da mercato
del pesce di Napoli? Beh, qui sono troppo educati per farlo in aula di studio.
Pazienza!
Alle 21.00, con maestosa puntualità, probabilmente grazie ad un meccanismo
interno che si aziona in caso di panne dell’orologio umano, o più
probabilmente perchè alla quarta banana e dopo un pacchetto di caramelle
al cassis l’intestino si fa sentire, lo stomaco della mia vicina emette
un vero e proprio boato, quasi un ruggito, che sovrasta persino la voce di Ben
Harper nelle mie cuffiette e lascia incredibilmente impassibili tutti i presenti
della biblioteca: troppo discreti per mettersi a ridere. Per fortuna del mio
naso era solo un rumore di stomaco. In America sarebbero sbucati venti agenti
in borghese per isolare la ragazza e farla esplodere come si fa con le valigie
abbandonate all’aeroporto.
Torno a casa alle 21.50 in sella alla mia sempre più aggressiva (e tamarra)
bicicletta e, dopo un pomeriggio in biblioteca tutt’altro
che monotono, mi godo il meritato sonno.