Giovedì 13 Aprile: Roadtrip DAY 4 – The Green Mamba
La sveglia con grandine è un’emozione impagabile, specialmente quando si dorme nel letto sopra alla cabina di guida di un camper. L’effetto dolby surround, agevolato dai chicchi di ghiaccio che rimbalzano su un tetto che ha lo spessore di una sottiletta Kraft, ha il potere di farti sentire parte di un film ...si, Apocalypse Now!
Alle 12.00 andiamo a prendere Cory al porto, visto che ha passato la notte a casa di una bella norvegese... La grandine generalmente non viene quando c’è il sole, di conseguenza penso abbiate capito che il tempo è brutto. Cosa si fa? Rafa ha un’idea geniale: andiamo all’acquario! Io e Pablo ci accettiamo l’idea con l’entusiasmo di un bambino che, arrivato per primo davanti al suo negozio preferito (dove non è MAI riuscito a trovare la Playstation 2 libera), si accorge che è chiuso per le feste!
Certo che 75 bombe per vedere pinguini, foche e pesci tropicali in Norvegia sono soldi veramente ben spesi... Attenzione però: c’è il Green Mamba, la grande attrazione! Pare ci sia gente che viene dall’Australia apposta per ammirarne la bellezza. Arriviamo dunque dinnanzi al “terrario vip” e diamo un’occhiata: dietro una roccia, interamente nascosto da piante e sassi, il divo dell’acquario si è chiuso in trincea e di lui si riesce a vedere solo un pezzo di coda! Di muoversi non ne vuol sapere, quindi ci allontaniamo sconsolati e proseguiamo verso l’uscita, dove ci attende un eccitantissimo e pirotecnico show di pinguini e foche di merda! Io e Pablo siamo sempre più entusiasti e cerchiamo di andare via il più presto possibile.
Nel semi-tardo pomeriggio (chissà se si può dire?) prendiamo la funicolare panoramica, che ci porta sul punto più alto di Bergen, dal quale, COL SOLE, si potrebbe ammirare tutta la città. Nel nostro caso, nebbia e pessimismo hanno la clemenza di lasciarci vedere almeno la parte centrale, ma la luce che la illumina non la fa certo sembrare un paradiso terrestre. Passeggiatina nel bosco (tipo foresta stregata) e ripartenza.
Guido io fino a Voss, una delle principali località sciistiche di Norvegia, dove è anche possibile dilettarsi in svariate pericolosissime attività sportive quali rafting, parapendio, paracadutismo, pesca, scacchi, bilzo-balzo, rialzo, un-due-tre stella, nascondino, guardia e ladri, dama o cavaliere e il dottore.
Arriviamo abbastanza tardi e, come al solito, ci lanciamo a caccia di un campeggio a casaccio, chiedendo informazioni alla gente (spesso turisti che ne sanno quanto noi). Il primo che troviamo è pieno, quindi ci tocca continuare la ricerca. Due ragazzi sobri quanto due camionisti della Baviera ci dicono di andare al campeggio di Seua (che vuol dire “capra” in norvegese) e noi ci fidiamo. Chi non l’avrebbe fatto? Insomma, arriviamo a sto campeggio un po’ fuori Voss e ci addentriamo. La strada che passa tra le varie roulottes è abbastanza tortuosa e molto stretta. Proseguiamo per un po’ dato che non sembrano esserci spazi e dopo un tornante (c’erano pure i tornanti... due, ma c’erano!) la sorpresa: vicolo cieco, nessuno spazio per girare, inculata clamorosa! Morale: mi tocca una retromarcia chilometrica e parecchio tortuosa ...con un camper! Rafa scende e mi fa i segni militari che ho provato a insegnarli, ma che non ha afferrato proprio alla perfezione. Ce la caviamo con qualche bestemmia e un po’ di sudore freddo (vista la cauzione sul camper), e decidiamo di tornare al primo campeggio e posteggiare appena fuori.
Cosa vedono i nostri occhi: un campo sintetico di calcio, dove si stanno allenando un po’ di ragazzi. Troviamo modo di organizzare una partitella amichevole con i norvegesi. Un quattro contro quattro Norvegia – Resto del Mondo senza storia: “Tanto” a “Poco” per noi, foto di squadra e tutti a letto, visto che domani vorremmo svegliarci abbastanza presto (prima di mezzogiorno) per andare a vedere Naerøy Fiorden, il fiordo più stretto di Norvegia.
L’ultima emozione del Giovedì (o più che altro la prima del Venerdì) è dovuta al patto di sangue fatto all’inizio, per il quale abbiamo giurato ad inizio vacanza che non avremmo mai scaricato i nostri P.I.L. (prodotti interni lordi) nel bagno del camper. Quindi, armati di rotolo di carta igienica e coraggio epico, ci lanciamo, uno dopo l’altro, in un “raid” notturno alla ricerca di dell’albero perfetto per marcare il territorio in modo importante (cacca, non pipì insomma). Notte all’insegna della leggerezza e il benessere corporeo. Mamma mia, questo diarvio sta degenevando in una volgavità insostenibile...